Mentre i calendari delle showgirl sparivano dalle edicole, un altro tipo di calendario continuava a crescere: quello di beneficenza, in cui a posare non sono professioniste ma persone comuni, e il ricavato va a una causa. Il vecchio CalendarioMania lo chiamava, con poca fantasia, sezione Amatoriali.
Il modello Rylstone
Il caso più famoso viene dallo Yorkshire. Nel 1999 un gruppo di signore del Women’s Institute di Rylstone decide di raccogliere fondi per la ricerca sulla leucemia dopo la morte del marito di una di loro. L’idea è un calendario in cui posano nude, coperte solo da torte, fiori e barattoli di marmellata. Il successo è enorme, e la storia diventa nel 2003 il film Calendar Girls, con Helen Mirren.
Perché funziona
- L’ironia. Il calendario solidale gioca con i codici del calendario sexy e li rovescia: niente corpi perfetti, molta autoironia.
- La comunità. Chi lo compra conosce spesso chi ci posa, o almeno la causa. È un acquisto di vicinato.
- La notizia. Giornali locali e televisioni ne parlano volentieri, e la pubblicità è gratuita.
Chi posa
Negli anni ne abbiamo visti di ogni tipo: vigili del fuoco, che in molti paesi pubblicano un calendario ogni anno; squadre sportive di provincia; agricoltori, bariste, infermieri; associazioni di quartiere. Nel vecchio archivio c’era anche un calendario del 2011 intitolato Women for President, uno dei tanti progetti a metà tra goliardia e impegno.
Consigli per chi vuole farne uno
- Scegliete una causa chiara e dichiarate quanto del prezzo va in beneficenza.
- Coinvolgete un fotografo, anche amatoriale ma esperto: la qualità delle foto fa la differenza tra un ricordo e un oggetto che si vende.
- Raccogliete per iscritto il consenso di tutte le persone ritratte, soprattutto se le foto sono audaci.
- Stampate poche copie e fate presto: il calendario si vende tra ottobre e dicembre, a gennaio è già tardi.
