Chi ha meno di trent’anni probabilmente non ha mai comprato un calendario sexy, e forse non ne ha mai visto uno appeso al muro. Per chi ne ha qualcuno in più, invece, l’uscita dei calendari di dicembre era un piccolo evento nazionale. Cosa è successo nel mezzo?
La scarsità
Il calendario funzionava perché le immagini erano rare. Per vedere un personaggio famoso in una veste diversa bisognava aspettare dicembre e comprare un oggetto. Era la scarsità a creare il desiderio, e l’attesa a creare l’evento.
L’abbondanza
I social hanno capovolto lo schema. Oggi le stesse persone che un tempo avrebbero posato per un calendario pubblicano ogni giorno, gratuitamente, foto curate quanto uno shooting professionale. Il pubblico non deve aspettare né pagare, e il calendario ha perso la sua ragione d’essere commerciale.
Chi ha guadagnato e chi ha perso
- Le protagoniste hanno guadagnato controllo: decidono cosa mostrare e quando, senza editori né fotografi imposti.
- Le riviste hanno perso il loro prodotto più redditizio di fine anno.
- I fotografi sono passati dalla produzione di un grande progetto annuale a tanti lavori piccoli e continui.
Cosa resta
Il calendario non è morto: ha cambiato funzione. Sopravvive dove non conta la scarsità delle immagini ma il significato dell’oggetto: i calendari aziendali come il Pirelli, quelli di beneficenza, quelli da collezione. E sopravvive nella memoria di chi aspettava dicembre: è per loro, e per la curiosità di chi non c’era, che abbiamo riaperto questo archivio.
