Il Calendario Pirelli: perché «The Cal» è un caso a parte
Tra tutti i calendari di cui ci siamo occupati in vent’anni, uno sta in una categoria tutta sua. Il Calendario Pirelli non si trova in edicola e non si può comprare: viene stampato in tiratura limitata e regalato a clienti e personalità scelte dall’azienda. Proprio per questo è diventato un oggetto di culto.
Le origini
La prima edizione risale al 1964 e nasce nella filiale britannica dell’azienda. L’idea era semplice: un calendario di alta qualità fotografica da regalare, con modelle in località di mare. Fin dall’inizio Pirelli affida il lavoro a fotografi di primo piano, e questo fa la differenza rispetto ai calendari omaggio delle officine.
La pausa
Dopo la crisi petrolifera degli anni Settanta il calendario si ferma: niente edizioni dal 1975 fino al 1983. Torna nel 1984, e da lì non si interrompe più.
I fotografi
Il vero protagonista di The Cal non è la modella ma il fotografo. Nel corso dei decenni l’hanno firmato alcuni dei nomi più importanti della fotografia di moda e d’autore. Ogni edizione è anche un manifesto estetico: c’è stato il calendario in bianco e nero, quello girato come un film, quello dedicato a un tema letterario.
La svolta senza nudo
Due edizioni hanno cambiato la percezione del calendario. Nel 2016 Annie Leibovitz ha fotografato donne affermate in campi diversi, dall’arte allo sport, con ritratti vestiti e lontani dall’immaginario classico. Nel 2017 Peter Lindbergh ha scelto attrici senza trucco, rivendicando una bellezza non ritoccata. Da allora The Cal è più vicino a un libro fotografico che a un calendario da officina.
Perché ne parliamo qui
Il vecchio CalendarioMania aveva una pagina dedicata a Pirelli, tra le più visitate dell’archivio internazionale. Era il termine di paragone: ogni dicembre, il calendario della showgirl di turno veniva confrontato, quasi sempre a sproposito, con «il Pirelli». La differenza vera non stava nelle foto ma nell’idea: il calendario come oggetto raro, non come prodotto di massa.


