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Pirelli 1964-2004
Quarant'anni di storia del Calendario -
tratto da Spettacoli.Alice.it
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Calendario Pirelli
1964
Robert Freeman a Maiorca
Il primo Calendario Pirelli fu quello del 1963, che è introvabile non perchè
sia andato a ruba e sia stato gelosamente imboscato dai collezionisti per la
straordinarietà delle foto, ma perchè fu la filosofia troppo pubblicitaria,
troppo legata al prodotto, a condannare ad un quasi fallimento quella
nascita, tanto che non si credette necessario conservarne il ricordo negli
archivi della società. Le dodici ragazze, una per ciascuno dei Paesi
importatori nell'ambito del Commonwealth, erano protagoniste delle foto che
però, anche se il fotografo era Terence Donovan, vennero rese mediocri da un
troppo banale richiamo al tubolare della bicicletta o alla gommapiuma per
l'imbottitura delle poltroncine di un pullman. La decisione fu, per fortuna,
di andare comunque avanti, badando a sublimare il soggetto primario del
calendario: la donna.
Il Calendario del 1964. Spiagge e mediterraneità di Maiorca per le foto di
Robert Freeman, un quasi esordiente. Era nuova, quasi azzardata, anche la
scelta delle modelle, tipo ragazze della porta accanto. Jane Lumb e Sonny
Freeman-Pane , moglie del fotografo, erano il contraltare delle tutte curve
che avevano monopolizzato le immagini della donna degli anni cinquanta. |
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Calendario Pirelli
1965
Brian Duffy nel sud della Francia
Nelle dodici immagini del 1965, scattate in Provenza dal fotografo Brian
Duffy (ma il paesaggio ha poco peso), il primo piano di un sedere, anche se
rigorosamente coperto da un costume a grandi righe bianche, rosse e blu, le
gambe di Pauline Stone , che stanno in una posizione dischiusa ma fuori
dalla mira dell'obbiettivo, e uno short in jeans sbottonato sull'ombelico
appartengono allo stile di bisbiglio erotico che, per quei tempi, era il
massimo consentito alla pubblicità di un'industria laica, ma poco incline
alla teatralità. |
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Calendario Pirelli
1966
Peter Knapp in Marocco
Le foto del Calendario Pirelli 1966 sono bisbigli. Come quella della bocca
socchiusa della ragazza di aprile 1966, con quella lingua che, ammiccante,
si intravede fra le labbra; come quella con il costume di Shirley Ann
(maggio), trasparente sul solco dei glutei, o quella del balucinio di un
seno portato in rilievo da una camicetta bagnata; tutte foto che si devono a
Peter Knapp ed ambientate in Marocco.
Nel 1967, il Calendario non uscì. Gli inglesi favoleggiarono addirittura di
un intervento della curia vaticana sui vertici milanesi del gruppo. La
realtà è che i tempi italiani erano ancora troppo contradditori: meglio
soprassedere con il tamtam di una grande firma industriale sul tamburo di un
sedere in trasparenza e di una camicetta lievemente aperta su un seno.
Meglio soprassedere anche perchè l'Inghilterra era in piena politica di
austerità. Una breve sospensione, una pausa di riflessione che fu subito
travolta dalla decisione di chi, allettato per tre anni da quel natalizio
regalo di veneri, chiedeva che fine avessero fatto le Ragazze Pirelli. |
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Calendario Pirelli
1968
Harri Peccinotti in Tunisia
Il Calendario Pirelli 1968 potrebbe ormai osare, ma si accontenta del timido
seno di dicembre ripreso di sguincio, di un "fra le righe" erotico,
accompagnato dalle poesie di Elizabeth Barret Browning, Allen Ginsberg,
Ronsard. Il fotografo è Harry Peccinotti e le modelle sono Ulla Randall,
Elisa Ngai, Pat Booth, Jill La Tour; lo sfondo è quello di Djerba, dei
villaggi e delle spiagge della Tunisia. |
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Calendario Pirelli
1969
Harri Peccinotti in California
E' assai più oseè, più stimolatore di pensieri non candidi, di sogni non
azzurrini il Calendario 1969 con quei dettagli di seni e sederi in bikini
che Peccinotti riprese dal vero sulle spiagge della California, la
California dei Beach Boys e dei Mamas and Papas, con i primi piani delle
bocche dischiuse sul vetro della Coca Cola, irte di lingue golosamente
protese verso un ghiacciolo, primi piani oggi consueti negli spot televisivi
e ancor più allusivi ma, allora, davvero da sgomento |

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Calendario
Pirelli 1970
Francis Giacobetti alle Bahamas
Sulla spiaggia "La Voile Rouge" di Saint Tropez, le bagnanti dell'estate del
1970 impongono il monokini, mentre le femministe ideologicamente bandiscono
il reggiseno. In tre, quattro anni la battigia di Pampelonne è tutta un
ballonzolare di poppe più o meno proterve, più o meno orgogliose e
primaticce: seni che avrebbero ubriacato il cantore del capezzolo Ramon
Gomez de La Serna, seni queruli, seni pigri, seni emancipati, seni da donna
in carriera, seni divorziati, seni arrogantemente femministi. E' una
pacifica, irriverente rivoluzione che più lentamente denuda anche i seni
italiani e sarà proprio un pretore di Voltri a sentenziare, nel 1978, che
"il fatto non costituisce reato". Le estati d'Europa sono dunque irte di
poppe, ma Il Calendario va in controtendenza. |
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Calendario
Pirelli 1971
Francis Giacobetti in Giamaica
Per reazione, Giacobetti, nel Calendario 1971 (Giamaica, modelle Kate Howard,
Caileen Bell, Angela McDonald e Christine Towson), soffonde ancora di più
l'erotismo in romantici tramonti e controluce. Qualche garagista, qualche
gommista protesta per la scelta di stare sottotono rispetto ai fragori delle
nudità offerte dalla stampa specializzata. Ma ormai il messaggio
pubblicitario del Calendario cerca l'eco dei quattromila (via via,
diventeranno 40mila in una cinquantina di paesi) eletti che lo ricevono e di
chi, escluso dalla lista, cerca di acquistarlo all'asta. |
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Calendario
Pirelli 1972
Sarah Moon a Parigi
La scelta del sottotono, della sordina all'erotismo è anche strategica
rispetto alla rivolta femminista sul nudo in pubblicità, sulla
donna-oggetto. Non a caso, per il 1972, il Calendario viene affidato a Sarah
Moon, ex modella passata al di là dell'obbiettivo. E' la prima volta di una
donna, di un Calendario tutto al femminile. Ce ne saranno altre due, di
donne fotografe nella storia dei Calendari Pirelli, Joyce Tenneson per il
Calendario del 1989 e Annie Leibovitz per il Calendario del 2000. Sarah
lavora con Suzann Moncurr, Mick Lindburg, Boni Pfeifer, Inger Hammer,
Magritt Rahn, Barbara Trenthan. Il set è una villa abbandonata nei pressi di
Parigi e della Malmaison, la Villa les Tilleuls che, durante l'occupazione
nazista, la Gestapo aveva sequestrato come proprio quartier generale. |
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Calendario
Pirelli 1973
Allen Jones e Philip Castle a Londra
Un po' tardivamente rispetto all'esplosione dei Rauschenberg, dei Warhol,
dello stesso Jones, dei Lichtenstein, nasce il Calendario pop, vagamente
sado,parente stretto degli acquarelli di Vargas . Nasce dalla turbolenta
alleanza fra Allen Jones, che disegna, e il fotografo Brian Duffy che dà
corpo fotografico a quei disegni. L'aerografo di Philip Castle, autore di un
famoso manifesto, quello di Arancia Meccanica, ritocca le immagini, le fonde
con il segno grafico, come vuole Jones, e dà risalto di lucentezza ai
rossetti, alle tute di gomma, ai reggiseni di plastica, ai costumi tigrati,
agli altissimi tacchi neri. |
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Calendario
Pirelli 1974
Hans Feurer alle Seychelles - Edizione del 10° anniversario
Il Calendario 1974, tenuto a battesimo alla Marlborough Gallery, scatena
molte polemiche ed è investito da accuse di trasgressività. Il risultato è
di 121 articoli su quotidiani e riviste, l'equivalente, lo ricordano gli
addetti delle pubbliche relazioni della Pirelli Tyres Limited (consociata
inglese di Pirelli Pneumatici) di un investimento pubblicitario di 60 mila
sterline. Ma, insieme alle solari nudità, all'abbondanza dei seni non
anoressici delle modelle (Chichinou , Kim, Marana, Kathy Cochaux ed Eva
Nielsen) delle dodici fotografie di Hans Feurer per il 1974, è il canto del
cigno.
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Sul finire del 1973, la guerra del Kippur e l'irrisolta questione
mediorientale scatenano la crisi petrolifera che aggrava gli affanni
dell'industria automobilistica e del collegato settore dei pneumatici.
L'Europa deve imporsi l'austerity: riduzione dell'illuminazione stradale,
domeniche senza auto, chiusura anticipata dei cinema e dei locali notturni,
minaccia di una settimana lavorativa dimezzata. Alla Pirelli e alla sua
nuova alleata Dunlop non paiono tempi adatti alla frivolezza del Calendario.
La fine venne annunciata il 27 marzo del 1974. David Niven, nel 1975, dettò
l'epitaffio nella prefazione di un volume che raccoglieva il meglio del
decennio Pirelli e che vendette 60 mila copie: "Il Calendario ha dato forma
ai nostri sogni". |
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Calendario
Pirelli 1984
Uwe Ommer alle Bahamas
Sul finire del 1982, la Pirelli Tyres Limited decise la resurrezione del
Calendario. Ci vollero due anni però, dopo il divorzio con Dunlop nel 1981 e
le vicissitudini economiche della filiale inglese che in quegli anni
registrò perdite per svariati milioni di sterline.
Nel 1984, il Calendario venne affidato ad un nuovo Art Director, Martin
Walsh, artefice nel 1979 della vincente campagna elettorale di Margareth
Thatcher. Pubblicitariamente, non poteva più bastare la bellezza più o meno
nuda, nè il più o meno acceso o bisbigliato erotismo: occorreva un messaggio
pubblicitario chiaro e la decisione fu quella di inserire il prodotto, il
pneumatico, nel consueto repertorio: belle ragazze, luoghi esotici,
suggestioni erotiche. In alleanza con il fotografo Uwe Ommer (le modelle
erano Angie Layne, Suzie-Ann Watkins, Jane Wood e Julie Martin e, per il
servizio, si optò per le Bahamas), Walsh ideò per la resurrezione dell'84 il
"leit-motiv" del battistrada: l'impronta del pneumatico P6 sulle natiche,
sui corpi, nell'ombra di una modella, sulla sabbia, sul fondale subacqueo,
la forma del battistrada su un trampolino, nella rete di un'amaca. Il 14
ottobre 1983, al Dorchester Hotel di Londra, la Pirelli UK annunciò alla
stampa: "Il Calendario è tornato". Riprese il delirio del possesso. |
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Calendario
Pirelli 1985
Norman Parkinson a Edimburgo
L'intreccio di nudi, ormai totali con il solo 'tabu' del pube, e degli
pneumatici sembrò funzionare. Attraverso gli abiti, i mantelli, le pellicce.
i foulard, i cappelli, l'impronta si insinuò anche nelle immagini da dietro
le quinte di una sfilata che Norman Parkinson, decano dei fotografi di moda
inglesi e ritrattista personale della regina Elisabetta, compose per i mesi
del 1985, inquadrando Anna Andrson,Cecilia, Iman , che sposerà David Bowie,
Lena e Sherry nell'intimità dei camerini del "back-stage". |
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Calendario
Pirelli 1986
Bert Stern nei Cotswolds
All'impronta del pneumatico dovevano ispirarsi i dodici migliori allievi del
londinese Royal College of Arts per altrettante opere concettuali,
iperrealiste, figurative, body art che Bert Stern, l'ultimo a fotografare
Marilyn Monroe due mesi prima del presunto suicidio, avrebbe usato come
sfondo e come materia d'ispirazione per l'edizione del 1986, impastando i
colori dei quadri sulla pelle delle modelle Julia Boleno , Jane Arwood,
Luise King, Deborah Leng, Suzy Yeo , Beth Toussaint, Gloria, Joni Flyn,
Caroline Hallett , Samantha, Juliet, Clare McNamara.
Il Fotografo:
Bert Stern è uno dei maggiori fotografi del mondo e uomo dalla vita
irrequieta, che, come egli stesso afferma, "ha conosciuto anni di successo e
commesso molti errori". Nel 1985 fu il primo americano a realizzare un
Calendario Pirelli. Ha lavorato per Vogue, Photo, Elle , e ha al suo attivo
alcune clamorose campagne pubblicitarie, come quella che ha lanciato negli
Stati Uniti la vodka Smirnoff. La sua macchina fotografica ha colto le
immagini di Audrey Hepburn, Veruska, Goldie Hawn, Jaqueline Bisset, Vanessa
Redgrave, Shirley MacLaine, Monica Vitti, Catherine Deneuve, Twiggy, Barbra
Streisand, Sofia Loren, Claudia Cardinale, e fu l'ultimo a fotografare
Marilyn Monroe sei settimane prima della morte. |
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Calendario
Pirelli 1987
Terence Donovan a Bath
Ancora l'impronta, la traccia del pneumatico che appare nei gioielli, nei
bracciali, nelle collane, nei diademi, nei cache-sèxe, nelle cavigliere,
disegnati da Jerry Summers per il "nero", africano Calendario del 1987. E'
il trampolino di lancio-rivelazione dell'appena sedicenne Naomi Campbell ,
insieme ad altre quattro veneri di colore, Ione Brown, Collette Brown,
Gillian de Turville e Waris Dirie. E' indimenticabile di intensità, di
femminilità il settembre di quella carrellata che Terence Donovan, il
fotografo dei Beatles ai primi successi, il fotografo del primo,
sperimentale Pirelli del 1963, volle realizzare con ben 30 mila scatti (!)
in una camera dell'Hotel The Priory nella cittadina inglese di Bath.
L'Africa c'è ma è lontana: tra cieli equatoriali nei pannelli disegnati al
computer, Martyn Walsh e Donovan avevano anticipato la moda del continente
africano e della sua musica, ma ricordavano anche l'esplosione dell'erotismo
colored innescata, negli anni venti, dal gonnellino di banane, dai seni a
punta e dalla impomatatissima, cortissima chioma di Joséphine Baker.
Il fotografo:
Terence Donovan. A quindici anni già scattava fotografie da professionista;
da allora ha viaggiato in settantadue paesi fornendo servizi fotografici a
Vogue, Elle, Marie Claire, Harpers & Queen, Cosmopolitan. Ha realizzato
documentari e film; ha lanciato oltre tremila spot pubblicitari e prodotto
opere teatrali per la televisione. Nel 1986 lavora al Calendario Pirelli del
1987. |
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Calendario
Pirelli 1988
Barry Lategan e Gillian Lynne a Londra
Il Calendario del 1988 rompe la tradizione del "solo donne": arriva un corpo
maschile, seppure mimetizzato da una tuta aderentissima che stilizza, nel
disegno, il battistrada Pirelli. Passando addirittura dalla copertina ed
entrando nell'allegoria dei dodici mesi, creata da Gillian Lynne, la
coreografa de Il Fantasma dell'Opera, fotografata da Barry Lategan e danzata
da soliste del Royal Ballet e da altre ballerine di fila: Briony Brind,
Victoria Dyer, Nicola Keen, Kim Lonsdale , Sharon McGorian, Noomi Sorkin,
Carol Stralcer . L'uomo-pneumatico è Hugo Bregman.
E' senza dubbio il più vestito dei Calendari (insieme al 2002) perché il
movimento della danza rende impercettibili anatomie e trasparenze di nudità.
Pirelli aveva più necessità di stupire, di esagerare, né deve temere
ripensamenti aziendali. "Il Calendario costa come un quarto d'ora di
inflazionatissima pubblicità televisiva, ma, in termini d'immagine, rende
infinitamente di più", dicono i responsabili del marketing e delle Direzione
Comunicazioni Esterne...
Il fotografo:
Barry Lategan. L'aspirazione era di diventare attore, ma fu decisivo
l'incontro con Ginger Odes che lo convinse a fare dell'hobby della
fotografia una professione. A Londra scattò le prime fotografie della
modella Twiggy e lavorò per Vogue, Elle , Marie Claire e Realités. Dal 1977
divise il suo tempo fra Londra e New York, dedicandosi alla pubblicità di
vari cosmetici e alla fotografia di moda. |
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Calendario
Pirelli 1989
Joyce Tenneson a New York
I segni zodiacali possono essere accostati a quelli altri di 'segni'
lasciati dall'impronta del battistrada dei pneumatici Pirelli: infatti
l'impronta del battistrada appare qua e là tra le foto, ma è quasi
invisibile, impercettibile. Si ritrova sul collare di un animale, il fregio
sulla base di una statua, una cintura, un'anfora o su uno sfondo. Tutto
passa in secondo piano: Joyce Tenneson non è nemmeno una fotografa di grido
( si presenta in Pirelli UK come "fotografa commerciale") ed è la seconda
donna, dopo Sarah Moon, ad essere chiamata a dare vita alla sequenza dei
mesi Pirelli: docici segni zodiacali per dodici modelle - Susan Allcorn,
Kathryn Bishop, Gretchen Eichholz, Rebecca Glen, Rosemarie Griego, Brigitte
Luzar, Nicky Nagel, Gilda Meyer-Nichof, Dannielle Scott, Akura Wall, Susan
Waseen e Lisa Whiting - con i mesi ordinati secondo il naturale susseguirsi
del periodo di influenza di ciascun segno zodiacale.
La fotografa:
Joyce Tenneson. Le sue opere sono state esposte in innumerevoli musei e
gallerie di tutto il mondo e sono comparse su riviste come Taxi, L. A. Style
e Vogue edizione francese e italiana. Oltre a perseguire i suoi impegni
artistici, Joyce Tenneson tiene conferenze e può vantare una serie di volumi
dedicati alle sue migliori fotografie. Di lei si è detto che è una delle più
interessanti ritrattiste della figura umana. |
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